Fin dalle prime informazioni pubblicate
ad Aprile, Sport City ha destato notevole curiosità
ed attesa fra il pubblico più attento. Ecco finalmente
l'occasione per un primo test su strada, in una condizione
più che rappresentativa: il traffico e le variegate
superfici stradali milanesi: dal pavé dei Navigli,
alle veloci circonvallazioni, un test breve, ma probante.
CONTESTO
Non quello urbano, ma quello altrettanto affollato del
segmento 125-200cc, a ruote alte, in cui il nuovo nato
di Aprilia va ad inserirsi. Una fetta di mercato dove
si fanno si i grandi numeri, ma con margini di guadagno
risicati e dove l'utenza pretende tanta sostanza ma anche
'quel qualcosa in più' rispetto alla concorrenza.
Proprio su questi elementi ha lavorato il team Aprilia,
guidato dal responsabile prodotto Giovanni Ujka. Il risultato
ci pare davvero ai massimi livelli essendo riusciti ad
offrire molti plus nei confronti della concorrenza, rimanendo
al di sotto della 'barriera' dei 3.000 euro.
Inutile dire che il competitor di riferimento è
quell'Honda
SH 125/150 che da anni sta facendo il mattatore non
solo del segmento citato, ma del mercato motociclistico
nel suo complesso. Nei suoi confronti il neonato Aprilia
può vantare motori più prestanti, ciclistica
più corposa ed una linea più moderna, pressoché
allo stesso prezzo.
Rimanendo in casa Aprilia
invece, Sport City non fa concorrenza allo Scarabeo
125/250, che con la sua linea neo-classica, dimensioni
e prezzi più importanti si rivolge ad un target
differente.
Con i 'cugini' Piaggio, di
cui condivide in parte i propulsori, sceglie un posizionamento
intermedio, fra il più economico Liberty
125/200 (con motori a due valvole e raffreddamento
ad aria) e il più voluminoso e turistico Beverly
125/250.
LINEA/DOTAZIONE
Esteticamente tutto nuovo
e decisamente piacevole, ha comunque richiami all'attuale
gamma Aprilia: in particolare nel doppio faro anteriore
e nel rastremato codino ci sembra di scorgere qualcosa
della sportivissima RSV 1000. Complessivamente per pulizia
e sapiente alternanza fra linee curve e rette ci ricorda
l'Atlantic
125/250.
Snello, con il 'ruotone' posteriore ben oltre la sagoma
del codino, il basso faro sormontato dalla presa d'aria
impreziosita dalla cornice cromata ed il carter motore
in un bel colore brunito, è davvero invitante e
ben lontano da un'immagine 'budget' che solo il prezzo
potrebbe far supporre.
La qualità costruttiva
ci è parsa buona, con ottimi materiali ed accoppiamenti,
pochissime viti a vista e belle verniciature, in particolare
il grigio opaco, denominato 'Titanic', ma avremmo visto
bene anche un più grintoso rosso vivo. Sottotono
solo le plastiche nella zona pedane del passeggero.
A sottolineare la linea high tech, la compatta strumentazione
con tachimetro analogico e display digitale multifunzione
con orologio, finalmente ben visibile, contachilometri
totale e parziale, indicatori livello carburante e temperatura
del liquido refrigerante, indicatori manutenzione e cambio
olio. Tre spie per indicatori di direzione, luci abbaglianti
e riserva carburante completano il quadro.
Tutti nuovi anche i comandi al manubrio,
moderni e piacevoli da utilizzare, completi di 'flash'
e controllo del display multifunzione. Ordinari gli specchi
retrovisori ed assente il cavalletto laterale, sostituito
da un centrale di facile azionamento.
Due estrattori dell'aria
proveniente dal radiatore nella parte alta del retroscudo,
saranno utili nel periodo invernale, soprattutto se abbinati
alla 'copertina' opzionale.
Il blocchetto d'accensione
comanda il bloccasterzo, ma non l'apertura della sella
e del vano retroscudo, cui sono demandate altrettante
serrature.
Veniamo quindi ai vani bagaglio,
un solido sportello nel retroscudo cela un vano utile
per i documenti e i guanti o un compatto apparecchio elettronico,
ricaricabile con la presa di corrente in dotazione. La
pedana piatta è di
per se uno spazio sfruttabile, coadiuvato da un gancio,
purtroppo non dotato di sicura. Nel sottosella,
dove troviamo anche il tappo del serbatoio
carburante da 9 litri, c'è spazio per un
casco demi-jet e poco altro,
situazione allineata alla concorrenza e novità
per i ruote alte Aprilia. Di serie il portapacchi
in resina che funge da base per il bauletto opzionale
e che incorpora le maniglie per il passeggero.
CICLISTICA
Inedita configurazione con due cerchioni
da 15 pollici e pneumatici 120/70 all’anteriore
e 130/80 al posteriore, soluzione che si è preferita
alla classica 16-16 per offrire una maggiore superficie
di contatto con l'asfalto in rapporto al comfort. Altra
novità per Aprilia è la scelta della pedana
piatta, soluzione utile per lo stivaggio veloce di borse
anche voluminose, ma spesso a discapito del rigore ciclistico.
Per ottenere un risultato all'altezza degli standard abituali,
tutta la ciclistica è ottimizzata, con un telaio
particolarmente rigido e sospensioni sovradimensionate.
La forcella con perno avanzato
ha steli da 35mm ed escursione di 100mm, mentre i doppi
ammortizzatori posteriori
oscillano per 80mm e sono regolabili su 4 posizioni.
Il reparto freni, come la
definizione sportiva 'vorrebbe', utilizza una soluzione
tradizionale, con comandi al manubrio indipendenti per
anteriore e posteriore. L'impianto conta su due dischi,
un anteriore da 260mm con pinza flottante a due pistoncini
ed uno posteriore da 220mm con pinza a due pistoncini
contrapposti.
Le dimensioni sono compattissime:
lunghezza 1970mm e larghezza 660 mm, il peso di 130kg
non è un problema, l'interasse di 1365mm è
corposo e l'altezza della sella a 780 mm è nella
media.
PROPULSORI
I propulsori sono i diffusi Leader
di produzione Piaggio, entrambi caratterizzati dalla distribuzione
a 4 valvole con albero a camme in testa, alimentazione
a carburatore e raffreddamento a liquido. Il rispetto
della normativa antinquinamento Euro 2 è garantita
dal catalizzatore allo scarico. Il 124cc
raggiunge una potenza massima di 11kW
a 9.500 giri (il limite di legge) e una coppia
di 11Nm a 8.250 giri, mentre
il 198cc
arriva a 15 kW a 9000 giri
con 16 Nm a 7000 giri, entrambi
rappresentano i rispettivi riferimenti di categoria staccando
i concorrenti di pari o minor cilindrata.
PROVA SU STRADA
Ed ecco le impressioni una volta a bordo. L'altezza della
sella non è ridotta,
ma i fianchi rastremati e la svasatura della pedana permettono
a chi raggiunge il metro e settanta di toccare più
agevolmente con i piedi. Il manubrio
permette una posizione compatta, ma non costretta, quindi
si sta comodi, con una posizione naturale e senza che
le ginocchia trovino ostacoli, anche in movimento. Piuttosto
ridotto ed obbligato invece lo spazio per i piedi. Il
peso dichiarato è
di 130kg, quindi le manovre da fermo sono agevoli e l'utilizzo
del cavalletto non richiede alcuno sforzo. Lo spazio per
il passeggero è di
tutto rispetto con un'ampia porzione di sella, comode
maniglie e pedane retrattili ben posizionate.
Pronti via, ci si dirige verso il centro città
su strade inizialmente veloci, i motori hanno percorso
solo un centinaio di chilometri, sono quindi ancora
'legati', ma la manopola del gas viene subito spremuta
senza riguardo. Si creano così due gruppetti con
i 200cc a guidare la 'fuga'. Il 125,
pur prestante, soffre maggiormente la mancanza di un adeguato
rodaggio e richiede più impegno per muoversi spedito:
raggiunge senza troppo lancio i 100km/h, ma solo accucciandosi
e sfruttando un lungo rettilineo si vedono i 110km/h
indicati. Il 200 è
più brioso ad ogni regime ed è sicuramente
la soluzione ideale per Sport City, patente permettendo,
anche se il rodaggio da ultimare ha tolto parte di quel
brio di cui il propulsore è capace, si raggiungono
infatti 'solo' 125km/h e
dopo un lungo lancio. Siamo sicuri che a rodaggio ultimato
le performance saranno ben più corpose e Sport
City darà ulteriore soddisfazione ai propri utenti,
ma siamo già su livelli 'difficili' per la concorrenza.
La ciclistica è perfettamente
a punto e la pedana piatta non ha impedito ad Aprilia
di sfornare un telaio di
prima categoria. Appena in movimento si ha una piacevole
sensazione di solidità con sospensioni
che lavorano bene, più morbida la forcella, soprattutto
nella prima fase, per seguire meglio le piccole asperità
ed il pavé, più rigidi gli ammortizzatori.
Anche alle massime velocità la stabilità
è irreprensibile, come compete ad un 'ruote alte'
d'indole sportiva. Pochi comunque i compromessi sull'agilità,
grazie ad un ampio angolo di sterzo
e a quote ciclistiche ben accordate. Nel traffico si 'svicola'
senza difficoltà e la larghezza ridotta permette
d'infilarsi quasi dappertutto.
Giunti in una zona con alcune curve piuttosto note si
saggiano le possibilità di
piega e nessuno arriva a strisciare alcunché,
buon segno. L'ingresso in curva è veloce e la ciclistica
neutra e rassicurante, le coperture offrono una buona
impronta a terra, ma il fondo con poca aderenza non permette
di saggiare al meglio i pneumatici
Maxxis.
Ottimo anche il funzionamento dei freni,
entrambi ben modulabili, con il posteriore che ben difficilmente
giunge al bloccaggio e l'anteriore dotato di un'autorevolezza
da riferimento. Non hanno fatto rimpiangere un impianto
integrale, anche se richiedono un maggiore coordinamento
da parte del pilota.
Data la stagione e la temperatura, poca attenzione è
andata alla protezione atmosferica,
curata invece da Aprilia che ha previsto due sfoghi per
l'aria calda proveniente dal radiatore, alla sommità
del retroscudo, che abbinati alla 'copertina' dovrebbero
creare un gradevole 'microclima' nella stagione invernale;
l'accentuata angolazione ha fatto si che non si notassero
anomale correnti d'aria calda in questo periodo estivo.
Naturalmente il busto è totalmente esposto, ma
esistono due parabrezza opzionali
per ovviare a questo, senza contare su quello che sfornerà
a breve il mondo dell'aftermarket.
CONCLUSIONI
Dotazioni al vertice con doppio freno a disco, pneumatici
di grande sezione, forcella con steli da 35mm e doppio
ammortizzatore regolabile. Strumentazione completa ed
elegante con display digitale, sottosella per un casco
demi-jet e retroscudo con presa di corrente ausiliaria.
Motori con dati caratteristici ai vertici delle rispettive
classi di cilindrata. Una linea sportiva ed originale
con materiali di qualità e ben assemblati. Piuttosto
difficile trovare punti deboli, forse un blocchetto multifunzione
e la possibilità di stivare un casco integrale
nel sottosella sarebbero risultati graditi, ma sono facilities
che non può sfoggiare neppure la concorrenza.
Di prim'ordine anche le qualità ciclistiche e le
doti dinamiche, nella migliore tradizione Aprilia. A questo
punto ci si sarebbero potuti aspettare prezzi meno appetibili
e invece proprio qui la casa di Noale sembra aver fatto
il miracolo con il 125 che chiude a 2.790
euro e soprattutto il 200 che si ferma a 2.990
euro. Si annunciano quindi tempi duri per la concorrenza,
fin da luglio, quando il primo lotto di produzione raggiungerà
la rete di vendita.
Una bella carta da giocare, in attesa che i disagi finanziari
in cui ancora naviga Aprilia si risolvano definitivamente,
crediamo e speriamo, entro la fine dell'estate.
Testo: Fabrizio Villa
Foto: Milagro, Fabrizio Villa
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